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Pillar Recensione

Alla ricerca di una consapevolezza superiore... ma di cosa?

il 11 giugno 2015 (16:15) di @lighting_cloud
 

Nel panorama indie si sprecano i titoli che nascono non perché il giocatore possa vivere una storia, ma perché il programmatore ha voglia di raccontarne una sua. Alcuni di questi titoli sono avvincenti, altri invece restano belli solamente nella testa di chi li ha inventati (e magari nel suo portafoglio). Cè qualcosa, in Pillar, che ci fa temere la sua appartenenza al secondo tipo, col rischio aggiunto di prendere una sola pazzesca. Del resto, quanto credito si potrebbe dare, onestamente, a una collezione di minigiochi, ognuno dei quali descriverebbe un tipo di personalità differente?

E invece.

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E invece Pillar è un titolo tanto semplice quanto profondo, difficile quanto avvincente, al punto da essere quasi commovente. Sei personaggi in cerca daut no, questo no Sei personaggi, dicevo, pronti ad affrontare le più indicibili sfide per raggiungere degli artefatti magici che promettono una conoscenza e una consapevolezza superiori.La cosa migliore? La cosa migliore è che della storia inventata dallo sviluppatore, qui, ve ne potete fregare. Ve ne potete fregare perché non cè un solo dialogo né una sola cutscene in croce, e lessenza di ogni personaggio si esprime solamente attraverso il gameplay e qualche elemento grafico di contorno.

Ancora meglio, forse, è il fatto che della storia “ufficiale” ve ne potete fregare persino in due modi diversi. Allavvio del titolo, dopo aver creato il vostro profilo semplicemente scegliendo il nome con cui giocare (non che la cosa abbia un qualche peso sul gameplay), dovrete scegliere tra sei tipi di se così le vogliamo chiamare personalità, e per ognuna di queste dovrete affrontare una serie di livelli, singolarmente o in cooperativa (con/contro voi stessi, però, e adesso mi spiego meglio). Lo scopo delle personalità Giving/Focused è passare attraverso una serie di stanze senza essere visti e catturati, pena lessere gettati nel “mondo delle ombre” nel quale ci si trova ad affrontare i propri traumi: Giving potrà allontanare lattenzione da sé (con un simpatico sistema di altoparlanti e pulsanti che lui “dipinge” sullo schema di gioco), mentre Focused la richiamerà “urlando” contro il mob che correrà nel punto da cui proveniva lurlo. Dopo i primi livelli giocati in singolo, i due personaggi si incontreranno e dovranno collaborare per raggiungere il loro Pillar.

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Giving/Capable dovranno invece collaborare per risolvere un intricato sistema di pulsanti, luci e lampioni: Giving avrà a sua disposizione unicamente i bottoni che accendono le luci, mentre Capable potrà premere sia i pulsanti che spengono/distruggono i lampioni sia quelli che li riparano. Infine, Enduring/Renewing dovranno scontrarsi in una sorta di Pac Man: controlleremo Enduring, il cui compito sarà raccogliere sfere di energia cercando di non “perire” tra le trappole sul pavimento o i cancelli che le sbarrano la strada, mentre Renewing sarà al nostro inseguimento, ricollocando trappole già attivate e aprendosi la strada tra i cancelli chiusi da Enduring e una serie di punti di teletrasporto. Potete quindi vedere Pillar come una semplice collezione di minigiochi: troverete una sfida crescente, livelli ben congegnati, cinque personaggi (non è possibile controllare Renewing se non per pochi secondi) dalle caratteristiche uniche che dovrete sfruttare al meglio, sia in fasi singole sia collaborando con il vostro opposto, per raggiungere ognuno dei pilastri della conoscenza. Un gioco di bottoni, guardie e ladri, livelli intricati che promettono dei bel mal di testa

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Poi potete fare come ho fatto io: ignorare la storia presentatami dallo sviluppatore peraltro solo sul sito Internet del titolo per immergermi nelle atmosfere intime rese dalla grafica acquarellata e dalla dolcissima colonna sonora così da inventarmene una io. Ho quindi controllato persone a me simili e altre completamente diverse che, dopo aver affrontato i loro fantasmi e condiviso con me le loro paure e i loro amori, univano le forze con il loro “opposto” per raggiungere il loro obiettivo. Obiettivo che era, sì, il pilastro, ma, intanto che questo veniva raggiunto, si rivelava solamente come un feticcio di qualcosa che in realtà era cresciuto loro dentro Ma sto delirando, rischio quasi di rovinarvi lesperienza di gioco convincendovi di idee che, magari, non condividerete affatto.

A questo punto devo ammettere che buona parte di questa recensione è stata pensata dopo aver finito le prime quattro personalità, perché la mezzora in compagnia di Enduring e Renewing ha smorzato decisamente il mio entusiasmo, dandomi limpressione di una fase di gioco pensata alla luce di un budget ormai da centellinare dopo aver speso quasi tutte le proprie forze nel tentativo riuscito di rendere il restante 80% di Pillar un vero e proprio capolavoro.


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Commento finale
 

Allora, vi consiglio Pillar? Se amate i puzzle game, indubbiamente: nonostante lo scivolone delle ultime due personalità, il resto del titolo saprà mettere alla prova anche i più esperti con rompicapi ben congegnati e che richiederanno tutte le vostre energie mentali. Se amate le storie profonde, anche: in pratica la trama ve la costruite voi, è vero, ma il titolo mette a disposizione del materiale di prima qualità perché la vostra fantasia possa sbizzarrirsi. Potete giocarlo limitandovi alla semplice sfida, è vero, ma scegliete di scavare un pochettino sotto la superficie e sarete ben ricompensati.
Recensito con codice fornito dallo sviluppatore per la versione PC.

Il Gioco
 
Pro

Difficile ma non frustrante;
Stile grafico affascinante;
Colonna sonora eccezionale;
Incredibilmente avvincente.

Contro

C'è comunque il rischio di perdere qualche sfumatura se non si conosce bene l'inglese;
Obiettivi quasi impossibili da raggiungere senza una guida;
Le ultime due personalità sono decisamente le meno curate.

Redazione
Il voto di G969
8.5


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