Recensione Bravely Default: Where the fairy flies – Games969.com

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Bravely Default: Where the fairy flies

di Majkol Robuschi il 9 dicembre 2013 (8:58)  Il Gioco Piattaforma3DS/2DSGenereJRPGSviluppatore

Silicon Studio

Publisher

Nintendo

Data di uscita

06/12/2013

Atteso dai fan del genere come vero e proprio appuntamento imprescindibile della stagione invernale, ecco arrivare in europa, dopo un lungo anno dalla sua uscita nel paese del Sol Levante, il tanto atteso titolo di Silicon Studio, (3D dot Game Heroes) Bravely Default: Where the fairy flies . L’ultima fatica outsourced di Square-enix, – ovvero sviluppata da uno studio esterno, ma considerabile, secondo la grande software house, come vero e proprio spin-off della serie Final Fantasy – inscena le avventure dal retrogusto classico di quattro eroi, uniti dal destino nella missione che li porterà a conoscere il segreto che si nasconde dietro la decadenza dei cristalli, elemento centrale nell’iconografia storica della saga ruolistica firmata da Hironobu Sakaguchi. Può ancora oggi, un universo narrativo che da anni accompagna le avventure degli appassionati di giochi di ruolo, risplendere di luce propria in un panorama commerciale estremamente sfaccettato come quello odierno? Scopriamolo insieme.

Quattro eroi di luce e i loro destini

Come detto in precedenza, Bravely Default nasce, almeno nelle intenzioni dello staff che vi ha lavorato, come spin-off portatile della serie Final Fantasy. Per quanto esteticamente ne prenda le distanze, grazie ad una direzione artistica particolarmente ispirata ad opera di un portentoso Akihiko Yoshida (Vagrant Story, Final Fantasy Tactics, Final Fantasy XIV), tutto ciò che ruota attorno alle tematiche, la mitologia e il pantheon di creature che popola l’universo del titolo portatile è chiaramente derivato dalla tradizione di una Squaresoft ormai scomparsa da tempo. L’incipit stesso, dove i quattro protagonisti vengono presentati, uno ad uno, sullo sfondo di un mondo alla deriva, pare l’eco narrativo imprescindibile del trittico di episodio appartenenti all’era NES/Famicom della saga dei pennuti gialli. Invero, le atmosfere di Bravely Default sono molto, molto più curate e sorrette da una sceneggiatura decisamente meglio scritta di quelle dei titoli storici che compongono il passato della serie madre, ma il soggetto alla base del titolo stesso rimane un caloroso omaggio ad una saga che, ora più che mai, risulta aliena agli uffici creativi di una software house, tale Square-Enix, che pare aver perso lo smalto che da sempre sapeva contraddistinguere i suoi prodotti da quelli di qualsiasi altra officina-del-videogioco. Seguendo un iter che intreccia, quindi, situazioni già viste e passaggi “chiave” della storica serie ruolistica, il titolo ci riporta a vivere le avventure di un gruppo di quattro eroi contraddistinti da motivazioni e backstory dal sapore sì, epico, ma ingiallite proprio per merito – o colpa? – di un plot troppo radicato nelle situazioni e nei cliché di una narrativa fatta di passaggi obbligati e situazioni già vissute.

I tentativi di Naotaka Hayashi – sceneggiatore del gioco e grande personalità del mondo delle visual novel, fra cui spicca il suo lavoro più influente e famoso: Steins;Gate – di svecchiare, in qualche modo, la struttura narrativa su cui si basa l’avventura di Tiz e i suoi tre amici sono palpabili, risultando in una storia classica, probabilmente anche prevedibile in più occasioni, ma senza ombra di dubbio ben scritta e con un cast di personaggi credibile, ma non memorabile. La possibilità di interrompere gli eventi principali con piccoli siparietti del tutto reminiscenti le skits della saga Tales of per aggiungere sviluppo alla caratterizzazione dei personaggi non è altro che un tentativo per tratteggiare ed aggiungere profondità a figure che, contrariamente, finirebbero per soffrire della bidimensionalità di eroi epici di fiabe e racconti di altri tempi. Che Square-enix volesse calcare la mano sulla tradizione della saga che rese Square uno dei pezzi da novanta del ventennio passato è palese, ma paradossalmente questa premessa non fa altro che incanalare i processi creativi dietro sceneggiatura, caratterizzazione dei personaggi e tematiche trattate su un binario già battuto da tempo dalla stessa software house e potrebbe risultare indigesto a chi, da un jrpg, cerca soprattutto un intreccio narrativo fresco e dei personaggi forti in cui identificarsi.

Quattro cristalli da risvegliare

Lo scheletro che regge l’impalcatura ludica di Bravely Default è quella di un classico RPG a turni con una grande enfasi sulla personalizzazione dei membri del party che, seguendo la struttura di un job system del tutto simile a quello visto in Final Fantasy V, possono essere votati a specializzazioni diverse a seconda della necessità del giocatore. Ad arricchire la possibilità di scegliere la declinazione della classe di ognuno dei quattro protagonisti vi è anche la possibilità di creare job ibridi, frutto dell’esperienza del singolo eroe nelle vesti di ruoli differenti. lI livello di esperienza che sancisce l’incremento delle statistiche dei personaggi è avulso dalle logiche dei job system il quale implementa un sistema di crescita del tutto indipendente e che permette ai protagonisti di sbloccare tecniche speciali diversificate e abilità passive uniche per ogni classe. In parole povere, ogni personaggio presenta un livello numerico che ne identifica la crescita “statistica” e un livello job che aumenta all’aumentare dell’utilizzo della classe durante le battaglie. L’impianto prettamente ludico di Bravely Default, tuttavia, riserva parecchie sorprese che sanno non solo intrattenere, ma anche intrigare con la loro struttura stratificata. E, credeteci, è necessario impiegare diverse ore di gioco prima di riuscire a padroneggiare con cognizione di causa ogni singola implementazione del complesso sistema di battaglia e di crescita dei personaggi

Durante gli scontri, rigorosamente a turni, è possibile fare la conoscenza del sistema di combattimento confezionato dagli sviluppatori, vero e proprio valore aggiunto del titolo. Ai giocatori è conferita la possibilità di attivare due comandi che, con la loro semplice esistenza, finiscono per regalare nuova profondità alle logiche di un sistema di turnazione che da sempre regge i meccanismi che si celano dietro i giochi di ruolo di matrice giapponese: selezionando “brave” il personaggio potrà agire fino a tre volte in un turno, pagando per pegno una numero di turni di sosta direttamente proporzionale a quelli richiesti con il comando, mentre con l’opzione “default” l’eroe selezionato si fermerà, in guardia, per un turno dimezzando i danni subiti e immagazzinando punti brave, spendibili in turni extra alla fine dell’azione dell’avversario. Per quanto all’apparenza questo sistema possa sembrare semplice e neanche tanto originale, l’intuizione di Silicon Studio finisce per amplificare a dismisura la profondità tattica del titolo in questione, inseguendo le logiche di un sistema di combattimento dove a grandi rischi possono corrispondere anche grandi vittorie. Alcune mosse speciali, poi, sono utilizzabili solo incontrando determinate condizioni – come l’utilizzo del comando “brave” per dieci volte di fila – e possono ribaltare le sorti di battaglie perse in partenza con la loro immensa potenza, tenendo alta e costante la sensazione di pericolo.

Un’altra variante sul tema delle battaglie è il bravely second, ovvero la possibilità di fermare il tempo per un massimo di tre turni impegnando dei punti (SP) che vengono recuperati solo con il tempo d’accensione della console in modalità standby, in modo che questo gimmick non possa essere utilizzato troppe volte durante il gioco. Con un sistema di microtransazioni interno è possibile recuperare SP più velocemente semplicemente pagando, ma è nostra convinzione che sistemi come questo non verranno presi in considerazione dal più dei giocatori là fuori. Per non farci mancare nulla, le modalità StreetPass e SpotPass di Nintendo 3DS introducono la possibilità di richiedere l’aiuto di amici e persone incontrate, potendoli evocare sotto forma di eroi che, per un turno, sfrutteranno la loro mossa più potente.

Ovviamente, è possibile anche inviare a propria volta uno dei quattro personaggi al massimo della sua forma sfruttando la stessa logica potendo anche personalizzare la sua entrata in scena con messaggi ad effetto. Sempre legata alla feature del StreetPass è poi un mini-gioco molto simile ad un browser game dove, contando sull’aiuto di tante persone quanti sono gli incontri StreetPass collezionati, il giocatore si impegnerà nella ricostruzione del villaggio del protagonista, la cittadina di Norende. Il dispiego di uomini corrisponde ad un timer d’attesa che di volta in volta è dimezzato all’aumentare delle unità impegnate nella ricostruzione di un determinato elemento della città, il quale risulterà agibile e regalerà al giocatore abilità o sbloccherà articoli nei negozi al finire del countdown.

Al di là dell’impalcatura che ruota attorno al job system ed al profondo sistema di battaglia vi è uno schema molto classico che vede i personaggi lanciarsi in innumerevoli dungeon inframezzati da temporanee incursioni in centri abitati più o meno ospitali, laddove l’esplorazione non è particolarmente fondamentale ai fini prettamente ludici, in quanto i labirinti, pur presentando sviluppi su più piani con tanto di trappole e piccoli enigmi ambientali non sono particolarmente vasti, né ispirati dal punto di vista del design. La presenza di una world map è, purtroppo, poco più che accessoria. La storia di gioco non prevede la presenza di missioni secondarie che stimolino il ritorno a locazioni precedentemente visitate o l’esplorazione di aree diverse da quelle in cui lo sviluppo (lineare) degli eventi finisce per guidare i protagonisti. Il grande lavoro di ottimizzazione del gioco è riscontrabile dalla marea di opzioni e di tweaks che, di fatto, rendono il titolo accessibile a chiunque. E’ possibile modificare a proprio piacimento non solo la difficoltà dell’avventura, ma anche la percentuale di scontri casuali verificabili durante l’esplorazione, la velocità delle animazioni delle battaglie, la presenza di indicatori a schermo, l’incidenza di punti esperienza e denaro, la lingua dei testi ed anche disponibile la possibilità di scegliere fra doppiaggio inglese e giapponese, dove l’ultima scelta è, come sempre, consigliabile a chi voglia effettivamente saggiare la qualità di un’interpretazione magistrale ad opera di un cast di doppiatori davvero stellare.

Acquerelli ed ispirazioni esotiche

Akihiko Yoshida, in gran spolvero per l’occasione, confeziona un titolo tanto profondo nel gameplay quanto squisito nella realizzazione tecnica, misto di sfondi pre-renderizzati in parallasse con effetto pop-up stereoscopico e character design super deformed tanto caro agli avventori del ruolismo videoludico nell’era 8/16bit. Il lavoro svolto per caratterizzare non solo i personaggi principali, ma anche le ambientazioni e le creature che abitano l’universo di Luxendarc è magistrale, al di sopra della maggior parte dei titoli che da anni occupano il tray dei lettori bluray/DVD delle più potenti home console in commercio. Certo, la complessità poligonale rivelata da dungeon e world map non fa certo impallidire né dimenticare che, in fondo, ci troviamo di fronte ad un titolo Nintendo 3DS, ma la direzione artistica magistrale portata avanti da Yoshida e il team di grafici coinvolti nel progetto è tale da mettere in secondo piano qualsiasi svista tecnica di Silicon Studio, se  di sviste tecniche è possibile parlare. L’estetica di Bravely Default, un po’ come tutto all’interno della grande operazione imbandita da Square-enix, è l’ennesima celebrazione della storia degli RPG giapponesi e dell’epicità intrinseca di figure dal fascino senza tempo, come quelle dei guerrieri di luce o dei cristalli elementali.

Il comparto estetico, infine, non è che da prendere per quello che è: squisito, ispirato, sorretto da un accompagnamento sonoro altrettanto portentoso nei toni quanto nell’esecuzione. Siamo dinnanzi ad uno di quei titoli che ti obbliga ad indossare un buon paio di buone cuffie prima di accendere la console ed andare oltre la fatidica schermata del titolo. La colonna sonora è firmata da Revo, noto compositore facente parte del progetto musicale Linked Horizon, giunto alla ribalta negli ultimi mesi per aver omaggiato col suo stile estroso e riconoscibile fin dalle prime note le sequenze d’apertura della trasposizione animata di Shingeki no Kyojin, noto in occidente come Attack on Titan o L’attacco dei Giganti. Eclettici e d’ampio respiro, i componimenti di Revo non fanno altro che sottolineare un lavoro confezionato a puntino per festeggiare il ritorno di un Final Fantasy che, sotto mentite spoglie, fa sognare e permette di librarsi nelle atmosfere agrodolci della nostalgia dei tempi che furono. Certo, titoli che strizzino gli occhi agli aficionados dell’old school gaming non mancano nella videoludoteca Square-Enix, basti pensare alle recenti riedizioni di Final Fantasy Dimensions e Final Fantasy IV The years after per iOS ed android, ma è da tempo che non si assisteva ad un dispiego tale di profusioni artistiche e sicurezze economiche all’insegna del buongusto per il passato e per tutto quello che di buono vi è stato perso.

Commento

Bravely Default: Where the fairy flies è senza ombra di dubbio un ottimo titolo, figlio della commistione fra la tradizione di una narrativa fatta di influenze classiche e le sperimentazioni ludiche che sovvertono le logiche legate alla storia del genere ruolistico tutto. Con la sua ampia accessibilità e il suo comparto artistico dagli altissimi livelli qualitativi rappresenta senza se e senza ma una delle migliori offerte ludiche di matrice nipponica attualmente disponibili sul mercato mondiale. Certo, il gusto palesemente retrò dell’avventura potrebbe non accontentare i palati di chiunque, ma il prodotto confezionato da Silicon Studio e Square-enix non nasconde mai la sua natura di vivo omaggio ad un videoludo che fu e che, probabilmente, mai tornerà.

Redazione Gameplay8.0
Grafica9.0
Sonoro9.0
Longevità8.0
Il voto di G9698.5
Passa su per votareLettori Gameplay8.1
Grafica7.3
Sonoro8.7
Longevità9.2
Il voto dei lettori4 voti8.3
Hai votato
Pro

– Ottime meccaniche di gioco
– Orchestrazione ludica dalla qualità sopraffina
– Colonna sonora d’autore
– Eccellente integrazione con meccaniche proprie della console portatile

Contro

– Intreccio un po’ troppo classico
– Non per tutti

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Bravely Default: Where the Fairy Flies

Majkol Robuschi

Majkol Robuschi

Vicecapo editore di questo sito, Majkol si divide fra codice binario – suo acerrimo nemico nella vita di tutti i giorni – e aspirazioni artistiche celate dietro molteplici pseudonimi. C’è chi dice che nella sua stanzetta, dietro la mole di fumetti d’epoca giapponesi, si celino misteri infiniti.